martedì 9 febbraio 2010

INCUBO n°1 - le scimmie

Vorrei cominciare da qui...

Da quando abbiamo intrapreso il progetto "Arte e pensiero", per ben due volte ho avuto degli incubi di notte mentre dormivo:

nel primo,
il gallerista interessato di vedere il mio e il nostro lavoro optava, dopo attente riflessioni, per rivolgere la sua attenzione ad un gruppo di scimmie. Secondo lui, solo loro sarebbero state davvero in grado di rappresentare la galleria nel promuovere quei contenuti che appartengono all'arte contemporanea. Completamente calato nel suo ruolo istituzional-culturale di gallerista, costui spendeva molte e altisonanti parole nel motivare la sua decisione che, ovviamente, non solo era ponderata nei toni e ricca nei contenuti di dettagliate suggestioni legate al mondo dell'arte, ma addirittura si presentava come la soluzione brillante in grado di mettere finalmente d'accordo tutti sulla direzione che l'Arte stava e doveva giustamente e senza alcun dubbio prendere. Il largo, generalizzato consenso che avrebbe abbracciato definitivamente la sostituzione dei giovani artisti con un nutrito gruppo di scimmie era l' "Eureka!" del gallerista. Già se le immaginava nella galleria, spazio bianco per eccellenza, intente alcune nei loro sbidocchiamenti, altre dondolarsi curiose in giro in quell'ambiente neutro, circondate da tele ancora da dipingere e barattoli intatti. Qualcuna forse già sporca di colore, cominciava ad imbrattare porzioni di tela, continuando sul muro, per finire sul pavimento. Il gesto primitivo del primate rappresentava la purezza di cui l'arte era stata privata così a lungo, l'istintività censurata e negata di cui riappropriarsi, per quello che sarebbe stato un nuovo inizio. Le infinite digressioni-citazioni e la validità indiscutibile delle argomentazioni del gallerista, così colto, così affabile, risuonavano così convincenti che nessuno di noi era nella posizione di controbattere alcunché. Tale era il nostro stupore, di fronte alla forza di una posizione tanto ben esposta che la follia diveniva normalità. Se in qualcuno di noi nasceva il sospetto era un fatto questo temporaneamente inesprimibile perché lo shock impediva qualunque forma di reazione ed anzi induceva alla ricerca di un reciproco sostegno, fatto di sguardi. - Se mi sembra assurdo o pazzesco è perché ho capito male! Domanderò agli altri dopo perché quello che ho sentito non può essere vero! E se è vero allora mi sfugge qualcosa: non ho afferrato un passaggio-chiave nell’intera dissertazione! - Potevano essere questi all’incirca i pensieri che ci attraversavano. Kafka era in agguato e noi non potevamo farci niente...

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