martedì 9 febbraio 2010

INCUBO n°2 - il processo

nel secondo,
il gallerista interessato di vedere il mio e il nostro lavoro optava, dopo attente riflessioni, per concludere che non solo nessuno di noi era davvero in grado di realizzare qualcosa che fosse anche solo lontanamente esponibile, ma anzi che un paio di noi andavano simbolicamente puniti semplicemente per il fatto di averci pensato. Così lui e altri suoi sottoposti prendevano me assieme ad un altro di voi e ci portavano negli uffici della galleria. La sentenza era stata pronunciata, occorreva unicamente mettere in pratica la condanna: ci avrebbero fatto bere alcolici (vino presumo e di pessima qualità per giunta!) finché la morte non fosse sopraggiunta. Di nuovo impossibilitati a difenderci, ancora una volta il nostro destino finiva nelle mani della Cultura dell’ Istituzione. E giù ad assassinare l’arte perché non si può difendere finché resta un’idea astratta nelle menti di molti. Quindi tolti di mezzo noi, nessun corpo (mani, braccia, sculture, occhi, suoni, ricordi, colori...) avrebbe provato la concretezza di quell’idea. Esistere è un fatto determinante...

Giustamente cari colleghi, voi probabilmente consigliate un pasto leggero a cena così da evitarvi simili menate da parte mia, però...

Nessun commento:

Posta un commento